Abbazia di Vallingegno
il monastero benedettino sulla collina di GubbioAbbazia di Vallingegno
A pochi minuti da Gubbio, dove le colline tra la città dei Ceri e Perugia si addolciscono in boschi e frutteti, sorge uno dei luoghi più affascinanti e meno noti dell’Umbria: l’Abbazia di Vallingegno.
Un monastero benedettino che porta nel nome stesso la memoria di duemila anni di storia, e che oggi si offre al viaggiatore come tappa spirituale, sosta francescana e rifugio di quiete assoluta.
Un nome che viene dagli dèi
Il toponimo “Vallingegno” non ha nulla a che fare con l’ingegno umano: deriva dalla “valle del Genio“, ovvero dal culto pagano dedicato a Genius, la divinità tutelare venerata in epoca romana dagli abitanti di Gubbio (gli antichi Eugubini).
Su quelle rovine sacre, secondo la tradizione, si consumò il martirio di San Verecondo, giovane cavaliere gallico convertito al cristianesimo e ucciso per lapidazione presso il vicino torrente Turreno, intorno alla metà del VII secolo.
Il suo corpo, ritrovato dopo la conversione dell’intera comunità, fu deposto in un sarcofago che ancora oggi costituisce l’altare dell’abbazia: un dettaglio che rende l’Abbazia di Vallingegno un luogo di continuità ininterrotta tra sacro pagano e sacro cristiano.
Dai monaci benedettini alla soppressione
Attorno all’anno 1000 i monaci benedettini si stabilirono stabilmente a Vallingegno per custodire le spoglie del santo martire, dando vita a un monastero che le antiche pergamene della cattedrale di Gubbio menzionano già nel XII secolo: un atto del 1131 e uno del 1154 parlano di una “ecclesia Sancti Verecundi“, mentre documenti del 1143, 1170 e 1182 citano una “cappella di San Verecondo”.
Il termine “monasterium” compare per la prima volta nel 1191, confermato in una carta del 1211: è la prova che, in quel torno di anni, la piccola cappella si era ormai trasformata in un vero complesso monastico, noto anche come abbazia “de Spirtis” o “de Spicis”.
Il grande ampliamento risale al 1220, e per circa quattro secoli l’abbazia rimase un centro religioso fiorente, tanto potente da possedere nel Duecento persino un ospizio in città.
Il declino arrivò nel 1442 con la soppressione della comunità monastica: papa Eugenio IV pose l’Abbazia di Vallingegno in regime di commenda, consentendo comunque ai monaci di rimanervi.
Il passaggio di San Francesco
Nessuna storia di Vallingegno è completa senza il suo capitolo più suggestivo: quello che lega l’abbazia a San Francesco d’Assisi.
Il monastero sorge infatti lungo l’antico tracciato che il Poverello percorreva nei suoi spostamenti verso La Verna, e la tradizione — tramandata da San Bonaventura — racconta di un Francesco non ancora riconosciuto, accolto a Vallingegno come un mendicante qualunque: “Chiede l’elemosina come un mendico e la riceve come uno spregevole sconosciuto“, scrive il suo biografo.
Solo anni dopo, quando la sua fama si diffuse in tutto il territorio, il priore tornò a chiedergli perdono per quella prima, fredda accoglienza.
Da allora Francesco vi soggiornò più volte durante i suoi pellegrinaggi. Alla sosta eugubina si lega anche un piccolo apologo francescano: commosso per la morte di un agnellino ucciso da una scrofa nella stalla del monastero, il Santo avrebbe pronunciato una maledizione contro l’animale, che sarebbe morto tre giorni dopo.
Oggi l’abbazia di Vallingegno è tappa riconosciuta del Sentiero Francescano della Pace.
Il castello e la torre di guardia
A pochi passi dal complesso abbaziale, cinto da mura e rinforzato da rivellini, si erge il castello di Vallingegno, edificato con ogni probabilità nell’XI secolo a presidio della valle.
Al centro della struttura svetta una torre alta circa venti metri, un tempo postazione militare, affiancata da due torri minori: un insieme fortificato che testimonia quanto questo angolo di campagna umbra fosse, nel Medioevo, un crocevia strategico oltre che spirituale.
Abbazia di Vallingegno oggi: tra fede, natura e accoglienza
Uscita dai secoli bui della soppressione, l’Abbazia di Vallingegno vive oggi una nuova stagione.
La chiesa è ancora officiata e ospita cerimonie religiose e riti civili, mentre il chiostro e le sale accolgono eventi, ritiri e attività culturali legate alla biodiversità, al benessere e al turismo etico.
Il complesso, trasformato in azienda agricola e agriturismo, si trova sulla sommità di una collina immersa nella natura incontaminata, tra frutteti rari e incontri con daini, scoiattoli e farfalle.
In pochi minuti d’auto si raggiungono Gubbio, Assisi e Perugia — eppure qui, tra le antiche pietre e il silenzio dei chiostri, il tempo sembra davvero essersi fermato.
Abbazia di Vallingegno
il monastero millenario che custodisce l’anima segreta dell’Umbria
Informazioni per la visita
Distanza da Gubbio: circa 15 minuti d’auto
Distanza da Assisi: circa 35 minuti d’auto
Come arrivare: strada regionale 298, con un breve tratto di strada bianca fino al parcheggio.
Da non perdere: il sarcofago-altare di San Verecondo, il chiostro, la torre del castello, le tappe del Sentiero Francescano nei dintorni, la fonte di sant’Ubaldo.
Abbazia di Vallingegno
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