Castello di Pissignano

il borgo-fortezza tra Spoleto e Trevi

Castello di Pissignano
il borgo-fortezza tra Spoleto e Trevi che è rinato come Borgo Lizori

 

Arroccato su un colle che domina la valle del Clitunno, a due passi dal celebre Tempietto sul Clitunno, il Castello di Pissignano è uno dei borghi fortificati meglio conservati dell’Umbria centrale.

Frazione del comune di Campello sul Clitunno, racconta otto secoli di contese medievali, assedi, ribellioni e — nell’epoca contemporanea — una sorprendente rinascita artistica che gli ha regalato un nuovo nome: Borgo Lizori.

Un nome che viene dal dio Giano

Il toponimo “Pissignano” deriva dal latino Pissinianum (o Piscinae Jani, “piscina di Giano”), formula che compare persino in una lettera dell’imperatore Federico Barbarossa.

Il nome allude a uno specchio d’acqua che si trovava nei pressi dell’attuale Tempietto del Clitunno, lungo la via Flaminia, dove sorse il primo nucleo abitato in epoca romana, tra il V e il VI secolo.

Solo alcuni secoli dopo si sviluppò il secondo nucleo, quello collinare che oggi conosciamo come Castello di Pissignano: nato attorno a una piccola comunità benedettina insediatasi sul colle nell’XI secolo.

 

Il Borgo San Benedetto e la cinta muraria

Fu proprio la presenza dei monaci benedettini a dare al colle il nome con cui il castello è ancora oggi conosciuto: Borgo San Benedetto, mentre l’altura sovrastante prese il nome di Monte San Benedetto (o Colle Revalioso).

Tra XI e XII secolo la comunità cinse di mura il nucleo abitato, dando forma al caratteristico “castello di pendio” triangolare che si può ammirare ancora oggi: vertice a monte, torri disposte agli angoli, case compatte disposte a schiera lungo vicoli stretti e archivolti.

 

Conteso tra Spoleto e Trevi

Come molti castelli del territorio, la storia di Pissignano è segnata da secoli di dipendenza e conflitto con Spoleto.

Conteso a lungo con la vicina Trevi, il castello di Pissignano passò definitivamente sotto il controllo spoletino nel 1213, in cambio dell’aiuto militare ricevuto contro i trevani.

Nel 1241 l’imperatore Federico II lo incluse ufficialmente tra i luoghi soggetti a Spoleto, e il possesso fu confermato dal cardinale Capocci.

Divenne quindi feudo della famiglia Sansi, ma le continue incursioni trevane costrinsero più volte gli abitanti ad abbandonarlo: verso la fine del Duecento il castello era ormai deserto, tanto che Spoleto dovette concedere immunità e privilegi a chiunque, anche forestiero, fosse disposto a ripopolarlo.

 

Assedi, ribellioni e briganti

Il Trecento e i secoli successivi furono tutt’altro che tranquilli. Nel 1395 le milizie trevane guidate da Biordo Michelotti saccheggiarono il borgo, costringendo gli abitanti a rifugiarsi nella torre più alta, difesa eroicamente dalle guardie inviate da Spoleto.

Spoleto perse temporaneamente Pissignano durante le lotte con l’abate Tomacelli, per poi riottenerlo nel 1440; nel 1455 agli abitanti fu concessa l’autorizzazione a restaurare torri e mura.

Nel Cinquecento il castello fu teatro di nuove violenze: la famiglia Brancaleoni sfidò il divieto spoletino di costruire un mulino sul Clitunno, e uno dei suoi membri, Girolamo detto “Picozzo”, messo al bando, si asserragliò nella fortezza da cui razziava le campagne circostanti, finché il commissario papale Annibale Baglioni non fu costretto a espugnarla con la forza.

Altri episodi di rivolta si susseguirono nel 1522 e nel 1580, quando vi si insediò il famigerato bandito Leoncilli, a lungo terrore del territorio spoletino.

Fino alla fine del Settecento il castello di Pissignano rimase sotto il Ducato di Spoleto, per poi passare definitivamente, insieme a tutta Pissignano, al Comune di Campello.

 

Dall’abbandono alla rinascita: nasce Borgo Lizori

Dopo secoli di storia turbolenta, il castello di Pissignano conobbe un lungo periodo di abbandono, fino a quando, nel 1976, lo psicologo Antonio Meneghetti — fondatore dell’Ontopsicologia e del movimento artistico dell’Ontoarte, oggi studiato anche all’università di San Pietroburgo — decise di recuperarlo e restituirlo al suo antico splendore.

Da allora il borgo è conosciuto anche come Borgo Lizori, espressione che significa “lì dove la vita vede”, “lì dove la vita si contempla”.

Passeggiando tra i vicoli in pietra si incontrano oggi numerose opere d’arte contemporanea firmate dallo stesso Meneghetti, in un dialogo sorprendente tra pietre medievali e arte moderna.

 

Cosa vedere

Sulla sommità del colle si trovano la torre di vertice, la più alta e slanciata della fortezza, e i resti del Palazzetto della Comunità, che conserva un affresco raffigurante la Madonna con Bambino datato 1545.

Poco distante dal castello di Pissignano sorge la chiesa di San Cristoforo, in seguito intitolata a Santa Maria della Misericordia per la presenza di un’immagine mariana ritenuta miracolosa.

Nei dintorni merita una visita anche l’Eremo di Sant’Antonio, costruito su una grotta naturale e trasformato nel 1926 in eremo femminile francescano, oggi noto come la “casa delle Allodole di San Francesco”. A valle, lungo la Flaminia, si trovano le Fonti del Clitunno e il Tempietto sul Clitunno, patrimonio UNESCO.

Castello di Pissignano

Castello di Pissignano: il borgo-fortezza tra Spoleto e Trevi che è rinato come Borgo Lizori

Informazioni per la visita

Comune: Campello sul Clitunno (PG)

Come arrivare: lungo la via Flaminia tra Spoleto e Trevi, superata la frazione La Bianca.

Nelle vicinanze: Tempietto sul Clitunno (UNESCO), Fonti del Clitunno, Eremo di Sant’Antonio.

Da non perdere: la torre di vertice, il Palazzetto della Comunità con l’affresco del 1545, le opere di arte contemporanea di Antonio Meneghetti lungo i vicoli del borgo.

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